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“RESPIRO TERAPEUTICO”

Il lavoro con il RESPIRO TERAPEUTICO è sicuramente la cosa più importante che una persona possa fare per migliorare il suo stato di benessere e di salute generale. E’ ovvio a tutti che il respiro è ciò che ci mantiene in vita. Tutti, naturalmente, respiriamo. Ma sono pochi coloro che “respirano naturalmente”.

Quando “respiriamo naturalmente”, il nostro corpo svolge al meglio ogni funzione fisiologica, la nostra mente è più concentrata, siamo generalmente più efficienti; energia, buonumore, gioia, entusiasmo e propositività che si innalzano………….

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Il tuo dolore ha un senso

Ansia, contraddizione, incertezza, violenza, risentimento… Ci sono molte strade che alterano l’armonia e portano dolore nella nostra vita. Eppure alla fine capiamo che l’ostacolo non è solo nella strada, ma è esso stesso la strada. E se il dolore al ginocchio, ad esempio, ha una soluzione meccanica, al contrario, il mondo psicologico ed emotivo richiede l’auto-indagine e lo sviluppo della coscienza per ristabilire l’equilibrio e ritornare, con maggiore maturità e creatività, al flusso della vita. Quando il dolore fa la sua comparsa nella nostra vita, la prima cosa che di solito facciamo è indagare sulla sua causa. Qualcosa in noi sa che il dolore adempie la sua funzione di allarme. Compreso questo, il nostro sguardo si mette alla ricerca di quello spazio di errore sul quale possiamo agire per ripristinare il benessere.

L’aspetto del temuto dolore

Tuttavia, trovare questo spazio non è solitamente così facile. Quando ci fa male un ginocchio, dopo aver fatto una radiografia, possiamo, ad esempio, scoprire di avere un legamento infiammato, ma non è lo stesso quando si tratta di un altro tipo di dolore, più intangibile. Spesso il dolore ci arriva da uno spazio di intima contraddizione e conflitto che riflette parti oscure, difficili da illuminare. E in questo caso può apparire resistenza e confusione. Riconosciamo allora che il nostro sé è una rete di influenze diverse. Sono le voci interne o le subpersonalità che irrompono nel nostro scenario e richiedono attenzione; voci che cercano di aprirsi il passo, di essere curate e di trovare equilibrio. Se una di queste parti – ad esempio l’”io tiranno”, la “madre”, l’”io carente”, oppure l’”io-salvatore”, o l’”io vittima ” – si vede esiliata, non tarderà a gridare per essere riconosciuta, minando il nostro benessere.

Ansia, contraddizione, incertezza, violenza, risentimento… Ci sono molte strade che alterano l’armonia. Alla fine capiamo che l’ostacolo non è solo nella strada, ma È la strada. E se quando ci fa male il ginocchio, la cosa ha una soluzione meccanica, al contrario, il mondo psicologico ed emotivo richiede l’auto-indagine e lo sviluppo della coscienza per ristabilire l’equilibrio e ritornare, con maggiore maturità e creatività, al flusso della vita.  Quando un essere umano porta il lutto della perdita e, anche se cerca di accettarla, il suo dolore persiste e non lo abbandona, non è raro che, guardando le nuvole del cielo, abbia sentimenti di questo tipo: “Che senso ha questo dolore!? Dannata invenzione di far passare l’essere umano dalla dualità delle rose e delle spine! Perché siamo nati così capaci di percepire la bellezza della vita, e poi dover passare attraverso inferni così stupidi e sterili ai quali non riesco a trovare alcun senso?!”. E più siamo svegli, più resistiamo ad accettare l’eventuale sterilità della nostra sofferenza. Ci ribelliamo all’assurdità di attraversare il deserto della nostra anima.

“Accidenti! Quindi è così senza senso? Forse anche che ci capiti un incidente, una morte inaspettata, un conflitto insospettato, un tradimento improvviso, una notizia infelice, un’improvvisa catastrofe?”. E più forte si manifesta il nostro dolore, meno è strano che qualcuno dica: “Perché a me? Chi ha inventato questa follia della vita? Quale mente contorta ha acconsentito a questa ruota di piacere e dolore? Disegno patetico che muove i nostri fili verso sofferenze assurde! Perché dopo il sole di primavera, un’improvvisa grandinata rovina la festa? Quale dannato disegno spegne improvvisamente la luce e sgualcisce la tovaglia?”.

È difficile assumere che, dopo aver vissuto la grandezza della gioia e della tenerezza, dobbiamo sopportare questo incapsulamento in corpi che si dibattono tra desideri e paure. Impotenza e sofferenza sembrano essere inevitabili nel “menù” del nostro viaggio nell’intima Itaca. Quante migliaia di anni ancora durerà il nostro pellegrinaggio verso l’utopia di unità nella fusione con le stelle? Tuttavia,  vediamo, ancora e ancora, che, dopo la tempesta, il dolore si attenua. Arriva il sollievo della luce. Sappiamo che sta sorgendo. Abbiamo toccato il fondo e ancora una volta sorridiamo all’ascensione.

Il mio dolore ha senso?

Una parte di noi non vuole guardare indietro, non vuole evocare l’inferno che è passato e, di conseguenza, è impegnato a cancellare i ricordi dolorosi. Questa stessa parte intuisce che, di nuovo, quella lotteria che gli ha portato sfortuna, ora gli dà fiducia. Chi emerge, trabocca di gratitudine e desiderio di creare nella crescente gioia dell’essere. Possiamo guardare indietro, ma oltre al risolvere ciò che forse non è risolto, non vogliamo ricreare il momento passato, perché non esiste più. Sappiamo che, se rimaniamo intrappolati in quel dolore passato, corriamo il rischio di rimanere invischiati in ciò che se n’è andato, e che allo stesso tempo ci ha minacciato di poter tornare di nuovo.  Dov’è la via d’uscita da questa follia in cui non c’è primavera senza inverno, o inverno senza primavera? Ci siamo forse chiesti se ciò che fa male siano le crepe nelle mura del cuore, quando questo vuole liberare bontà e compassione? Se il dolore è dovuto alla nascita di una nuova identità? Se il dolore sorge come distacco dalla vanità e dall’arroganza del nostro ego ridicolo che, così spesso, ci rapisce?

Abbiamo osservato se per ogni ondata di dolore, il nostro cuore è cresciuto di qualche millimetro e, con esso, il nostro spirito di collaborazione? Se per ogni notte insonne e per ogni lacrima versata è caduto un pezzo della nostra vecchia identità? Abbiamo notato se sentiamo il nostro ego più arreso, mentre emerge un profondo desiderio di servire la vita? Ah! Che bel paradosso! Quel dolore sterile e assurdo che abbiamo attraversato, ora sospettiamo che abbia un senso. Comprendiamo che anche la cecità e la disperazione di non comprenderne il significato sono parte del gioco. Altrimenti, il dolore sarebbe la metà del dolore. Qualcosa in noi si arrende nel non sapere. Ringraziamo quindi l’Intelligenza della vita che sembra sorridere maliziosa dietro le quinte. “Quanto siamo piccoli!”, ci diciamo sconsolati e allo stesso tempo stupiti. La comprensione improvvisa che, come il lampo illumina la notte, la nostra passata amarezza può essere relativizzata. Succede che il dolore appare come conseguenza della maturazione evolutiva.

Cosa possiamo fare per evitare di nuovo l’arrivo del dolore?

C’era un Buddha che indicò la nobile via di mezzo come via per superare il desiderio e l’attaccamento che causano sofferenza. Attraverso la nobile via di mezzo noi dispieghiamo la temperanza e sosteniamo le nostre emozioni più scomode. Chi lo segue, ampia il grigio che attraversa le estremità ed è determinato a camminare in piena attenzione sul filo del rasoio. Accade che diventiamo amici del respiro consapevole che, come un ansiolitico naturale, ci permette di tornare al centro. Sappiamo che al centro dell’uragano c’è immobilità. Per sederci in mezzo al movimento, ci colleghiamo con l’interno e, così facendo, viviamo nel momento presente. La vita quotidiana quindi, proprio così come viene, ci offre uno spazio sostenuto di auto-indagine molto motivante per crescere ed espandere la coscienza. Un giorno troviamo l’impulso di servire la vita. Grazie, diciamo. C’è felicità. Iniziamo a poter stare da soli con noi stessi. Un servizio più grande, meno paura della solitudine quando ci visita. Sappiamo stare in silenzio: nel silenzio interiore nel mezzo del rumore. Ci alleniamo ogni giorno con la meditazione. In questo tipo di allenamento utilizziamo la fiducia nella vita e nelle nostre risorse sempre più profonde. Sappiamo che arriveranno altre contrazioni, ma abbiamo fiducia.

Ogni giorno osserviamo i nostri processi interni in modo più chiaro. Discerniamo e capiamo meglio il Grande Gioco. Constatiamo che la medicina per eccellenza è la crescita integrale. Ad un certo punto, intuiamo che dovremmo coltivare noi stessi per tutta la vita. Il nostro giardino interno dovrebbe sempre essere frequentato. Sembra che non ci sia la possibilità di vivere di rendita. Ogni giorno, dall’essere, facciamo ciò che ci tocca. Ogni giorno ascoltiamo la voce del cuore e attraversiamo il viaggio della vita radicati nella pace che siamo nell’essenza.

Maturità, senso, silenzio.

José Maria Doria

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2019/03/tuo-dolore-ha-un-senso/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

INCENSI IN GIAPPONE – L’ARTE MILLENARIA

Gli incensi in Giappone vantano una storia e una tradizione più che millenarie. Questo è certamente il luogo in cui l’arte dell’incenso ha raggiunto lungo i secoli il più alto grado di perfezione espressiva. Non soltanto per abilità artigiana, ma anche come sensibilità olfattiva, conoscenza e raffinazione degli ingredienti naturali, composizione di fragranze squisite al naso ed efficaci sul benessere psico-fisico. Per i giapponesi esiste infatti un’indissolubile legame fra natura, poesia, incenso ed equilibrio interiore. La storia delle fumigazioni è strettamente correlata alla diffusione del Buddhismo e delle millenarie tradizioni di India, Cina, Tibet e Corea. Ripercorriamone alcune tappe fondamentali.

Incensi in Giappone – LA STORIA:

Nell’anno 538 (periodo Asuka, 538 – 710) fu introdotta in Giappone la religione Buddhista e con essa l’utilizzo d’incenso quale strumento rituale, devozionale e di protezione delle pergamene sacre dall’attacco di insetti. L’utilizzo di fumigazioni era esclusivamente riservato all’ambito spirituale e indicato col termine sonaekoh. Il primo riferimento scritto all’incenso è però del 595, anno in cui secondo il Nihonshoki – primo testo di storia giapponese – un grande pezzo di Legno di Aloe si arenò sulle spiagge dell’Isola di Awaji (vedi sotto “Gli Ingredienti Preferiti”). Gli abitanti del luogo provando a bruciarlo si accorsero che i fumi emanavano un aroma magnifico e decisero di offrirlo in dono all’imperatrice Suiko. Tale legno, il Ranjatai, è conservato ancora oggi nel tempo Tōdai-ji di Nara. Nel 754 (periodo Nara, 710 – 784) giunse dalla Cina il famoso monaco buddhista Ganjin (Jianzhen) che portò con sé alcuni precetti fondamentali della religione nonché varie conoscenze tradizionali di erboristeria e medicina. Introdusse inoltre molti degli ingredienti usati ancora oggi come incenso e le tecniche per lavorarli in perle morbide: il nerikoh (vedi sotto “Tipi di Incenso”). All’epoca gli incensi venivano per lo più bruciati direttamente, quale gesto rituale per purificare le statue di Buddha e allontanare le malvagità. Durante il periodo Heian (784-1185) iniziò l’importazione di ingredienti profumati da vari paesi stranieri, poiché il Giappone è molto povero di sostanze aromatiche autoctone. L’arte dell’incenso uscì dall’ambito religioso riscuotendo grande apprezzamento presso la nobiltà giapponese che lo adottò quale elemento essenziale della vita quotidiana. Se ne trova infatti menzione in classici quali il “Makura no Sōshi” (Note del Guanciale) o il “Genji Monogatari”. La forma principale d’incenso impiegata allora era il nerikoh, nelle sue 6 varianti di takimono: miscele dedicate al fluire delle stagioni. Nello stesso periodo nacque inoltre la distintizione fra il sacro sonaekoh e il più mondano soradaki (lett. “incenso vuoto”) riferito alla degustazione a puro scopo estetico o per profumare gli indumenti. Nel successivo periodo Kamakura (1185-1333) l’ascesa dello status di samurai sancì il passaggio di preferenza dal nerikoh al Legno di Aloe degustato puro. Pare infatti che i nobili guerrieri lo apprezzassero per le sue doti rilassanti prima delle battaglie.

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“RITROVARSI” seminario a Montegrotto Terme

RITROVARSI: tornare al centro di te stesso, allineare tutta la tua attenzione verso le cose veramente importanti, rimanere “centrato” qualunque cosa accada fuori (e dentro!) di te, trovare il tuo “senso” di direzione, fare amicizia con l’Energia Vitale e farla scorrere copiosamente nel tuo corpo (con immediati benefici per la tua salute)… a Montegrotto Terme, 22-23-24  Marzo 2019.

http://www.eventiperilbenessere.org/programma-seminario-ritrovarsi-a-montegrotto-terme/?fbclid=IwAR0iJKlrHVHHhfUPss9dXrKkuGTB2twFFT4YntvjONJiAcL15dXjAlI8g_g

Usa Vivation per migliorare la respirazione.

Usa Vivation per migliorare la respirazione.

La maggior parte delle persone non respira molto bene. Il respiro circolare non solo armonizza immediatamente l’energia nel corpo, ma è anche il modo migliore per respirare tutto il tempo. Il respiro circolare è rilassato e non produce iperventilazione. Ciò che fa effettivamente, è aprire i canali energetici del corpo. La sensazione di beatitudine che si sente durante Vivation è il risultato del libero scorrere dell’energia spirituale. La repressione delle emozioni indica l’inibizione del respiro. Ogni volta che si integra una sensazione, automaticamente il respiro migliora.

fonte: http://www.vivation.it/quello_v_fara.htm

 

Usa Vivation per risolvere problemi personali.

Usa Vivation per risolvere problemi personali.

Puoi usare Vivation per risolvere problemi emotivi di lunga data o schemi derivanti da soluzioni insoddisfacenti nella tua vita. Con Vivation puoi risolvere i tuoi problemi nella privacy del tuo essere, senza ossessionarti riguardo al passato o al futuro. Durante Vivation ti concentri sulle sensazioni nel corpo, e questo significa che dài piena attenzione al momento presente. Sentendo in dettaglio il momento presente, puoi esplorare l’intera esperienza di vita del tuo corpo energetico.E solo nel momento presente puoi dare amore alle tue sensazioni ferite in un modo che permette di guarirle per sempre. Durante la tua seduta di Vivation, il tuo Vivation Professional non ti dà una consulenza di natura psicologica e non fa nessun tentativo per produrre per te i tuoi risultati. Sei tu invece a produrre i tuoi risultati e a sviluppare chiarezza e penetrazione in te stesso.

Fonte: http://www.vivation.it/quello_v_fara.htm

Usa Vivation per affrontare efficacemente dolore, depressione o agitazione.

Usa Vivation per affrontare efficacemente dolore, depressione o agitazione.

Tutti prima o poi sperimentano emozioni difficili, o addirittura la depressione. Vivation è di aiuto immediato, perché genera energia piacevole all’interno del corpo. Questo fa sì che sia molto più facile integrare la depressione o qualunque altra sensazione si stia sperimentando. Vivation® ti permette di sperimentare onestamente le sensazioni senza essere traumatizzato da esse. L’amore guarisce tutto.

fonte: http://www.vivation.it/quello_v_fara.htm

 

 

VIVATION PER RIDURRE LO STRESS

VIVATION PER RIDURRE LO STRESS

Vivation è una tecnica per ridurre lo stress talmente efficace da eliminarlo definitivamente! L’integrazione delle emozioni è permanente. Vivation usa il respiro per mettere in relazione le tue emozioni represse con la tua esssenza spirituale. Ti rilassa e ti rinnova fisicamente nel momento in cui elimina preoccupazioni e negatività.

Fonte:http://www.vivation.it/quello_v_fara.htm

 

 

Cosa è Vivation®

Vivation è un piacevole processo fisico per eliminare la negatività dalla tua mente inconscia. Vivation è un’abilità che puoi imparare e poi fare da solo, in modo autonomo, una “meditazione in azione” a livello di sensazioni.

Il risultato di Vivation è chiamato “integrazione”, e porta all’eliminazione di un contesto negativo o di un sistema di credenze, rivelandoci una nuova possibilità di vita.

Ma Vivation è fisico – non mentale. In Vivation lasci la responsabilità al tuo corpo, perché il tuo corpo sa già come ottenere l’integrazione.

Le sensazioni su cui ti focalizzi danzano e cambiano continuamente, portandoti in un fantastico viaggio all’interno di te stesso.

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INCENSI IN GIAPPONE – L’ARTE MILLENARIA

Gli incensi in Giappone vantano una storia e una tradizione più che millenarie. Questo è certamente il luogo in cui l’arte dell’incenso ha raggiunto lungo i secoli il più alto grado di perfezione espressiva. Non soltanto per abilità artigiana, ma anche come sensibilità olfattiva, conoscenza e raffinazione degli ingredienti naturali, composizione di fragranze squisite al naso ed efficaci sul benessere psico-fisico. Per i giapponesi esiste infatti un’indissolubile legamefra natura, poesia, incenso ed equilibrio interiore. La storia delle fumigazioni è strettamente correlata alla diffusione del Buddhismo e delle millenarie tradizioni di IndiaCinaTibet e Corea. Ripercorriamone alcune tappe fondamentali.

Incensi in Giappone – LA STORIA:

Nell’anno 538 (periodo Asuka538 – 710) fu introdotta in Giappone la religione Buddhista e con essa l’utilizzo d’incensoquale strumento ritualedevozionale e di protezione delle pergamene sacre dall’attacco di insetti. L’utilizzo di fumigazioni era esclusivamente riservato all’ambito spirituale e indicato col termine sonaekoh. Il primo riferimento scritto all’incenso è però del 595, anno in cui secondo il Nihonshoki – primo testo di storia giapponese – un grande pezzo di Legno di Aloe si arenò sulle spiagge dell’Isola di Awaji (vedi sotto “Gli Ingredienti Preferiti”). Gli abitanti del luogo provando a bruciarlo si accorsero che i fumi emanavano un aroma magnifico e decisero di offrirlo in donoall’imperatrice Suiko. Tale legno, il Ranjatai, è conservato ancora oggi nel tempo Tōdai-ji di Nara. Nel 754 (periodo Nara710 – 784) giunse dalla Cina il famoso monaco buddhista Ganjin (Jianzhen) che portò con sé alcuni precetti fondamentali della religione nonché varie conoscenze tradizionali di erboristeria e medicina. Introdusse inoltre molti degli ingredienti usati ancora oggi come incenso e le tecniche per lavorarli in perle morbide: il nerikoh (vedi sotto “Tipi di Incenso”). All’epoca gli incensi venivano per lo più bruciati direttamente, quale gesto rituale per purificare le statue di Buddha e allontanare le malvagità. Durante il periodo Heian (784-1185) iniziò l’importazione di ingredienti profumati da vari paesi stranieri, poiché il Giappone è molto povero di sostanze aromatiche autoctone. L’arte dell’incenso uscì dall’ambito religioso riscuotendo grande apprezzamento presso la nobiltà giapponese che lo adottò quale elemento essenziale della vita quotidiana. Se ne trova infatti menzione in classici quali il “Makura no Sōshi” (Note del Guanciale) o il “Genji Monogatari”. La forma principale d’incenso impiegata allora era il nerikoh, nelle sue 6 varianti di takimono: miscele dedicate al fluire delle stagioni. Nello stesso periodo nacque inoltre la distintizione fra il sacro sonaekoh e il più mondano soradaki (lett. “incenso vuoto”) riferito alla degustazione a puro scopo estetico o per profumare gli indumenti. Nel successivo periodo Kamakura (1185-1333) l’ascesa dello status di samurai sancì il passaggio di preferenza dal nerikoh al Legno di Aloe degustato puro. Pare infatti che i nobili guerrieri lo apprezzassero per le sue doti rilassantiprima delle battaglie.

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OPPORTUNITA’ DI “RITROVARSI”

Questo seminario è la tua opportunità per vivere un'esperienza indimenticabile con Ivano Tivioli massimo esperto di Vivation in Italia!! http://www.eventiperilbenessere.org/wp-content/uploads/2019/03/ritrovarsi_dom_iscr_marzo2019.pdf  ...

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Usa Vivation per migliorare la respirazione.

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Usa Vivation per risolvere problemi personali.

Usa Vivation per risolvere problemi personali.

Puoi usare Vivation per risolvere problemi emotivi di lunga data o schemi derivanti da soluzioni insoddisfacenti nella tua vita. Con Vivation puoi risolvere i tuoi problemi nella privacy del tuo essere, senza ossessionarti riguardo al passato o al futuro. Durante...